La prevenzione in ambito alcologico

Il tema del rischio connesso al consumo di bevande alcoliche – e delle problematiche ad esso collegate - è stato affrontato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità in diverse occasioni.

Il primo Piano d’Azione Europeo sull’Alcol (PAEA) del 1992 ha fornito le basi per lo sviluppo e la realizzazione di politiche e programmi sull’alcol negli Stati Membri mentre il PAEA per il periodo 2000-2005 ha come obiettivo la prevenzione e riduzione dei danni causati dall’alcol in tutta la Regione Europea nell’ottica indicata dalle dieci strategie della Carta Europea sull’Alcol.
Tale documento, stilato durante la Conferenza di Parigi del 1995, raccoglie i principi etici e gli obiettivi da raggiungere attraverso le politiche sanitarie e sociali attuate dalle nazioni europee. La Carta Europea sull’Alcol difende il diritto di bambini e adolescenti a crescere in un ambiente protetto dagli effetti negativi che possono derivare dal consumo e, per quanto possibile, dalla pubblicità di bevande alcoliche. Vengono inoltre delineate una serie di strategie per la promozione della salute: dalla realizzazione di programmi educativi di vasta portata a partire dalla prima infanzia fino alla promozione di ambienti pubblici, privati e di lavoro protetti da incidenti, violenze e altre conseguenze negative dovute al consumo di bevande alcoliche.

La Carta inoltre promuove:

  • la promulgazione di leggi che scoraggino efficacemente la guida automobilistica dopo aver consumato bevande alcoliche
  • il diritto a trattamenti di cura accessibili a tutti coloro che assumono bevande alcoliche secondo modalità dannose o a rischio
  • la formazione degli operatori dei vari settori coinvolti – sanitario, sociale, educativo e giudiziario – e il rinforzo e lo sviluppo del ruolo centrale della comunità
  • il sostegno di organizzazione non governative e di gruppi di auto-aiuto che operano nell’ambito della prevenzione e nella riduzione dei danni alcolcorrelati

Questi principi costituiscono il fondamento della Dichiarazione sui Giovani e l’Alcol adottata a Stoccolma il 21 febbraio 2001.
Con questa dichiarazione i partecipanti alla Conferenza Ministeriale Europea dell'OMS su Giovani e Alcol, “chiedono a tutti gli Stati Membri, alle organizzazioni intergovernative e non governative e alle altre parti interessate, di difendere la causa della salute e nel benessere dei giovani e di investire in esse, al fine di garantire ai giovani di beneficiare di una qualità della vita e di un futuro soddisfacenti in termini di lavoro, tempo libero, famiglia e vita comunitaria”.
A questo proposito si sottolinea come le “politiche sull’alcol che riguardano i giovani dovrebbero costituire parte di una risposta della società di più ampio respiro, poiché il consumo di alcol dei giovani riflette in gran parte gli atteggiamenti e le pratiche del mondo degli adulti”.

Adolescenti e cultura dell'alcol

I messaggi sull'alcol cui sono esposti i giovani sono spesso contraddittori: da una parte il mondo degli adulti propone i valori della cultura del bere tradizionale nonché "divieti" specifici legati alla loro condizione di adolescenti; dall’altra parte sono esposti a nuove modalità di consumo che comportano un cambiamento delle abitudini culturalmente consolidate. Questi cambiamenti si manifestano, ad esempio, nell’aumento di consumo di birra e di superalcolici e nelle modificazioni delle modalità e dei luoghi di consumo delle bevande alcoliche (discoteca, raves party).
I giovani risentono fortemente dell’ambivalenza dell’alcol nella nostra società. Questa sostanza infatti, pur essendo diffusamente integrata nell’alimentazione quotidiana di molte famiglie italiane, può però anche assumere significati di trasgressione o di consolazione nei “vuoti esistenziali”, da cui possono derivare conseguenze negative dirette dell’abuso o danni ad esso indirettamente connessi (violenza, incidenti, ecc.). Tutto ciò avviene in un periodo particolare della loro esistenza: l'adolescenza. Durante questo percorso lungo e differenziato l’adolescente costruisce le diverse componenti della propria identità, attraverso la risoluzione di diversi “compiti di sviluppo”, connessi ai cambiamenti fisici, emotivi e sociali che caratterizzano questa età.
Questi compiti di sviluppo si definiscono nel rapporto tra l'individuo, i suoi gruppi di riferimento e l'ambiente sociale. Quando il confronto con tali compiti crea frustrazione, angoscia e senso di impotenza, molti giovani cercano una scappatoia ai loro problemi nelle sostanze psicoattive, illudendosi di trovare un facile sollievo ai loro drammi. In realtà, si tratta di un pericoloso inganno che, come è noto, non fa che aumentare e aggravare le difficoltà dei giovani.

Alcol fra normalità e patologia

Se prevenire è meglio che curare, come mai in campo alcologico la prevenzione è sempre considerata una possibile appendice del lavoro e non una priorità? Dal momento che ciò non può essere imputato soltanto all’impossibilità, peraltro assai spesso reale, di utilizzare per questo compito operatori già oberati dal lavoro di cura, né alla ritrosia di chi, impreparato in campo educativo, ritiene il compito troppo complesso per lui, ma a scelte generali compiute nell’ambito dei servizi, forse il lavoro di prevenzione presenta nel nostro Paese delle particolarità che lo rendono molto poco appetibile, o, più semplicemente, poco appariscente sul breve periodo.
Le difficoltà della prevenzione stanno prima di tutto nel fatto che l’uso dell’alcol fa parte della nostra cultura al punto tale che non viene comunemente considerato ciò che è, cioè una droga, ma un elemento o un alimento che “se usato in modo corretto” non da né assuefazione né produce danni.
L’ambiguità del messaggio (l’alcol fa bene e fa male) e l’esilità del confine fra normalità e patologia rendono poi le persone particolarmente suscettibili a ogni discorso sulla sostanza e a ogni deroga dal comportamento corrente che viene visto come sospetto (chi è astemio sa quanti sospetti genera il suo comportamento) o come punitivo o come accusatorio (ogni volta che si porta il discorso su questi argomenti le persone si giustificano sostenendo che in genere sono abituate a bassi consumi e, quindi, non vedono dove stia il problema).
Dal punto di vista del discorso preventivo ciò comporta delle difficoltà legate prima di tutto alla scelta dell’obiettivo finale del lavoro. Infatti, nel caso dell’alcol, non è possibile condurre avanti il classico discorso che identifica l’obiettivo del lavoro nell’eliminazione dei rischi ottenuta in genere eliminando i comportamenti scorretti, o la sostanza, o prevedendo, e quindi eliminando per quanto possibile, tutti i fattori di rischio presenti in un dato ambiente. In una parola, anche se è chiaro che l’unico modo per prevenire realmente i danni da alcol è quello di eliminarlo totalmente dalla vita delle persone, visto il contesto in cui si opera, questo diventa un obiettivo irrealizzabile. Sembra invece più realizzabile, ma comunque assai complesso, proporre alle persone di “bere moderatamente”, di gestire in modo misurato la sostanza. Ciò comporta molte ambiguità, ma sembra l’unico modo per essere ascoltati.
Un elemento che rende ulteriormente complesso questo tema e difficile la possibilità di affrontarlo in modo radicale è costituito dal fatto che gli operatori, così come tutti noi, partecipano di questa cultura e sono spesso persone che bevono “moderatamente” e che non hanno nessuna intenzione di sentirsi in colpa per questo, ma così sono pienamente inseriti nell’ambiguità generale e fanno perciò fatica a intervenire su abitudini così “normali” anche per loro.
(Tratto da: da “Prevenire è meglio che curare” di Silvia Kanizsa in “Alcol, quando il limite diventa risorsa”, Franco Angeli, Milano, 1999)


 
 
Alcol cinema e spot è un progetto che nasce nel 2000 su iniziativa delle quattro ASL della città di Torino, finanziato dai fondi ministeriali previsti in base al DPR 309/90.
Obiettivo del progetto è svolgere un’azione di prevenzione degli atteggiamenti a rischio correlati all’uso di sostanze alcoliche per gli adolescenti, in particolare per gli studenti delle medie superiori, classi III e IV.
Le opere audiovisive, comprendenti sia film che spot pubblicitari, aventi come tema l’alcol costituiscono lo stimolo per avviare le attività preventive e le stesse opere offrono lo spunto per una riflessione sui messaggi trasmessi dai media, inerenti l’uso di alcol.
L’equipe di esperti incaricati di portare avanti il progetto è composta da operatori del SERT (Servizio Tossicodipendenze), il cui compito è fornire informazioni sanitarie, e da consulenti Aiace (Associazione Italiana Amici del Cinema d’Essai), in grado di smontare e smascherare i meccanismi della comunicazione audiovisiva.
La prima fase del progetto prevede il coinvolgimento degli insegnanti: l’obiettivo è sensibilizzarli fornendo loro un metodo di lavoro utilizzabile anche autonomamente, in modo tale che siano in grado di garantire continuità al progetto all’interno degli istituti, oltre la durata effettiva del progetto stesso.
L’incontro informativo e formativo con il personale docente, a cura degli operatori SERT e dell’Aiace, ha i seguenti fini:
- presentare il progetto nelle sue articolazioni attuative,
- illustrare gli schemi giovanili di rappresentazione dell’alcol
- approfondire le questioni metodologiche riguardanti l’uso degli audiovisivi in classe.
La seconda fase del progetto, a cura degli insegnanti, consiste nella proiezione nelle singole classi di un film le cui tematiche riguardano il disagio giovanile e l’abuso di alcol. Gli insegnanti si avvalgono dell’analisi del film precedentemente effettuata insieme al personale Aiace e del SERT e di una scheda analitica fornita dagli esperti Aiace.
Il terzo momento del progetto, condotto dal consulente Aiace nelle singole aule, partendo dal film proiettato in classe ne approfondisce i messaggi simbolici. La stessa analisi viene svolta per una serie di spot pubblicitari inerenti l’alcol visionati in classe.
La quarta e conclusiva fase è a cura degli operatori del SERT e mira a favorire la discussione fra gli studenti sulle problematiche relative all’uso di alcol, sui comportamenti a rischio e sulle patologie correlate.
È stato scelto il film come canale per favorire l’intervento di prevenzione per alcune caratteristiche intrinseche all’oggetto film e utili ai fini del progetto.
Il film infatti è paragonabile a una finestra che scatena processi di proiezione percettiva nello spettatore, il quale partecipa attivamente ai problemi e sentimenti dei personaggi maturando un giudizio sulle cose che accadono intorno a loro.
Tale coinvolgimento emotivo fa emergere le potenzialità del cinema in quanto specchio personale: attraverso di esso lo spettatore può rendersi conto della propria visione del mondo; in questa accezione il cinema può essere utilizzato come potente strumento di autoformazione, per riflettere sulle proprie dinamiche conoscitive e interpretative rispetto a temi familiari.
Ogni film è poi sempre uno specchio sociale, perché mette in scena la società che lo produce con i suoi stereotipi e le sue caratteristiche antropologiche; l’impatto cinematografico inoltre si presta a un’interessante analisi grazie all’ampia diffusione di massa e all’alto grado di adesione popolare alle stilizzazioni proposte.
L’esperienza maturata, nel primo biennio (2000-2002) del progetto, ha mostrato che i ragazzi rispondono con maggiore interesse agli stimoli presentati dai videoclip e dagli spot sulle bevande alcoliche; è stato perciò accentuato l’uso del messaggio pubblicitario rispetto al film.
Gli spot si sono rivelati molto utili nel fare emergere l’ambiguità dei messaggi trasmessi quotidianamente sull’alcol.
L’esilità del confine fra normalità e patologia riguardo all’uso di alcol ha richiesto che tale problematica fosse trattata a partire dalla quotidianità e dall’ambiente in cui i comportamenti scorretti si sviluppano. A questo riguardo il messaggio pubblicitario, che rappresenta l’insieme di tutti i valori, conoscenze, credenze, superstizioni, condizionamenti, che costituiscono il patrimonio culturale del destinatario, è risultato particolarmente adatto per il suo ricercare una comunicazione che mira ad ottenere l’identificazione del consumatore.
Il secondo biennio del progetto (2003-2005), oltre alla maggiore attenzione per la pubblicità, ha introdotto il coinvolgimento attivo degli studenti attraverso un’azione di tipo educativo: accompagnati dagli operatori, i ragazzi diventano a loro volta protagonisti di un processo di creazione e diffusione di informazioni sui rischi correlati all’abuso di sostanze alcoliche.
Si creeranno due piste di lavoro possibili: alcuni studenti potranno scegliere di produrre una pubblicità informativa sull’alcol usando una metodologia editoriale cartacea, altri potranno decidere di seguire un percorso di produzione video, con successiva divulgazione del materiale nelle scuole.
L’obiettivo è l’incremento delle conoscenze e della consapevolezza rispetto al tema alcologico, al fine di stimolare la comunicazione interpersonale e di coinvolgere i destinatari affinché divengano moltiplicatori di sapere, utilizzando le reti già esistenti tra gruppi di pari.