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n. 4/2004
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BERGAMINI Maura Il ritorno delle malattie infettive: la prevenzione attraverso il consenso
“Educazione Sanitaria e Promozione della Salute”, 27, 2004, n. 1, p. 66
La riduzione d'incidenza delle malattie infettive, iniziata negli anni '40 con l'avvento degli antibiotici, aveva portato ad ipotizzare un parallelo ridimensionamento della loro importanza sociale già a partire dalla seconda metà del XX secolo. In effetti, nei paesi industrializzati, il miglioramento delle condizioni socio-economiche, iniziato dal secondo dopoguerra, e l'introduzione della vaccinazione per tutti i nuovi nati aveva portato ad un repentino calo d'incidenza delle malattie infettive prevenibili con le vaccinazioni. Tuttavia, questi indubbi successi hanno determinato il paradosso di un progressivo allentamento dell'attenzione politica che aveva portato all'accettazione sociale delle misure di prevenzione. Attualmente, lo sviluppo dei viaggi internazionali, i cambiamenti sociali determinati dall'urbanizzazione e dall'emigrazione, le variazioni del clima, unitamente al diffondersi del fenomeno della resistenza microbica agli antibiotici, hanno portato ad un'inversione di tendenza, così da creare le condizioni per un ritorno di malattie infettive vecchie e nuove. Uno dei più importanti progressi ottenuti è stato indubbiamente il controllo delle comuni malattie infettive dell'infanzia, ottenuto mediante le vaccinazioni di massa, attuate utilizzando nuovi e sempre più efficaci vaccini. Tuttavia, la diffusione tra il pubblico di concezioni errate in tema di controindicazioni ed effetti collaterali, orchestrata da movimenti di opinione contrari alle vaccinazioni, ha portato ad una progressiva disaffezione dei genitori verso la pratica vaccinale, non più sentita come un vantaggio-privilegio. Su queste basi ed in vista di una progressiva liberalizzazione dell'accettazione delle vaccinazioni, è stato ipotizzato un calo dei tassi di vaccinazione tale da non più assicurare l'immunità di gruppo. Pertanto, sarà necessario programmare ed attuare campagne di informazione del pubblico sui benefici individuali e sociali delle vaccinazioni.
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Nascere in casa: un'esperienza non ancora radicata in Italia “Ricerca&Pratica”, 2004, n. 117, p. 197
Negli anni '90 è stato il parto controcorrente, ma non ha mai raggiunto i livelli di altri Paesi del nord Europa. Si torna a parlare di parto in ambiente domestico grazie ad alcune associazioni che da anni si impegnano a sostegno della qualità dell'assistenza ostetrica domiciliare. L'articolo presenta alcune di queste associazioni, alcune anche presenti su Internet.
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- C. AGOSTONI, E. VERDUCCI, E. RIVA Allattamento materno e crescita: una prima prevenzione? “Prospettive in pediatria”, 34, 2004, n. 135, p. 217
Gli allattati al seno si discostano dagli allattati artificialmente relativamente ai pattern precoci di crescita. Dopo i primi mesi di vita, in cui il tasso di incremento ponderale può essere addirittura maggiore, la velocità di crescita diminuisce progressivamente. Nel secondo anno le due curve tendono a riavvicinarsi. Interventi di complementazione (con l'integrazione delle poppate) o addirittura sostituzioni (che sostituiscano completamente le poppate) nel corso dell'allattamento al seno possono dunque risultare impropri, in considerazione dei numerosi “outcome” favorevoli riconosciuti agli allattati al seno. Inoltre, questo pattern di crescita potrebbe essere all'origine di una moderata associazione negativa con lo sviluppo di obesità negli anni successivi. Dagli studi che hanno identificato tale relazione si calcola che il rischio di sovrappeso sia tra il 21% ed il 34% più basso tra i bambini che sono stati allattati al seno, ma non tutte le osservazioni riconoscono questa associazione negativa. Una relazione durata dell'allattamento al seno-risposta è stata osservata in alcuni, ma non tutti, gli studi favorevoli all'associazione. In ogni caso, chi è stato allattato al seno avrebbe un minore rischio rispetto al “mai” allattato al seno. Tra i possibili fattori causali vanno ricordati quelli metabolici (in particolare minore apporto proteico con minore increzione insulinica) ed una migliore capacità di autoregolazione dell'allattato al seno vs l'allattato artificialmente
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PICCOLO Renata Il diritto della donna con deficit alla visita ginecologica “HP accaparlante”, 2004, n. 2, p. 57
A Roma, presso il consultorio diocesano Al Quadrato, è stato recentemente aperto un servizio rivolto specificatamente alle donne disabili. Tale consultorio attualmente è dotato di un apparecchio ecografico completo di sonde, monitor e stampante e di un lettino ginecologico adattato a vari tipi di deficit fisico. L'ambulatorio, inoltre, è privo di barriere architettoniche e possiede servizi igienici adeguati, ed è infine caratterizzato dalla presenza di personale medico volontario, appositamente formato per assistere le pazienti disabili. L'obiettivo di questo consultorio è promuovere la salute della donna in tutte le fasi della vita, in termini di prevenzione e di intervento mirato.
In realtà, però, analoghi problemi possono essere riscontrati anche altre tipologie di visite mediche. Spesso gli ambulatori presentano barriere architettoniche, o il personale medico e sanitario non è sempre preparato a gestire situazioni di diversità. Il consultorio diocesano di Roma più che risolvere un problema, propone un modello da sviluppare e migliorare in tutta Italia
n. 3/2004
- ANSELMI Marta, BARONI Elisabetta, CIPOLATO Monica, et al. Quando i genitori chiedono aiuto. Il colloquio di orientamento nel Servizio Infanzia Adolescenza del Comune di Venezia “Animazione Sociale”, 2004, n. 6/7, p. 60-66
I genitori oggi chiedono aiuto perché disorientati nella relazione con i loro piccoli. Sanno molte cose, ma si ritrovano impreparati davanti all'emotività che un figlio mette in gioco. Affidarsi a un servizio non è tuttavia una decisione facile da prendere. Significa riconoscersi mancanti di qualcosa e questo fa male. Come aiutare allora una famiglia a uscire da una dimensione privata? Quale atteggiamento di accoglienza può supportare madri e padri nel momento in cui iniziano a esplicitare una richiesta di aiuto?
Il Servizio Infanzia Adolescenza del Comune di Venezia dal 1988 si occupa di aiutare bambini e ragazzi a crescere, sviluppando attorno a ciascun minore una rete relazionale che ne accompagni e sostenga la crescita. Il Servizio, attraverso le strutture operative di due Centri prima infanzia (0-3 anni) e di tre Centri età evolutiva (4-18 anni), si propone di essere un'occasione che favorisce la relazione tra adulti e bambini.
- G. Cappellaro Il diritto alla famiglia dei bambini piccolissimi “Prospettive assistenziali“, 2004, n.1, p. 3
Considerare il bambino un bene nello scenario familiare, significa considerarlo un patrimonio del matrimonio, dono reciproco del padre e della madre, sta a loro far fruttare questo bene, immettendolo in una rete di relazioni appaganti e positive. Non è possibile invece ritenere che il bambino in quanto bene in sé possa esistere senza vincoli e possa sopportare l'assenza di legami. I bambini che alla nascita vengono sistemati nel cosiddetto “spazio neutro” saranno disperati nella loro richiesta di affetto, così come avviene per quelli collocati in istituto dopo l'allontanamento. In effetti il pregiudizio che il bambino possa iniziare a vivere senza un legame affettivo importante è del tutto senza fondamento, egli stringe comunque legami, a volte inconsapevoli e frammentati e contorti, carichi di sensi di colpa e di conseguenze pesanti sul piano psicologico. D'altra parte non bisogna neppure farsi guidare dall'altro pregiudizio, che vede nel legame di sangue l'unico consentito e così potente da rendere inutile il tentativo di fornirne altri al bambino. Entrambi i pregiudizi condannano il bambino a vivere in ambienti affettivamente sterilizzati da indurlo a patologiche idealizzazioni dei suoi legami delle origini.
n. 2/2004
- BERNARDELLI Emanuele, MAGISTRALI Giuseppe L'integrazione lavorativa dei disabili “Prospettive Sociali e Sanitarie”, 2004, n. 4, p. 12
Passato l'anno europeo dei disabili, rimangono attuali le tematiche legate all'affermazione dei diritti di cittadinanza sociale. L'articolo presenta un'analisi dei cambiamenti introdotti dalla L. 68/99 sul collocamento obbligatorio, i nuovi compiti che spettano ai servizi sociali, nonché le modalità operative di un servizio pubblico di mediazione al lavoro, rifacendosi all'esperienza innovativa avviata nell'A.S.L. di Lodi. Il servizio si pone per i soggetti in difficoltà ad accedere al mondo del lavoro, come elemento di mediazione con la realtà produttiva, operando in stretto raccordo con le agenzie del territorio, sulla base di progetti condivisi che prevedono obiettivi e risultati da conseguire, in una logica riabilitativa. Vengono attuati percorsi di inserimento mirato che, partendo dalla valutazione delle reali capacità, dalla motivazione e dagli interessi del soggetto, realizzino una reale integrazione lavorativa offrendo sostegno e monitoraggio costante.
- Monitorare il fenomeno disabilità: l'esperienza della Provincia di Cremona “Autonomie locali e servizi sociali”, 2003, n. 3, p. 505
L'Amministrazione provinciale di Cremona, nell'ambito degli accordi di programma sottoscritti nel 1999 – Accordo di programma per l'integrazione scolastica delle persone in situazione di handicap – prevedeva la possibilità di attivare un osservatorio specifico sui temi della disabilità, ipotesi poi confluita nella scelta di attivare un più complessivo Osservatorio sulle politiche sociali nel quale far confluire anche l'importante tema della disabilità. L'aggiornamento che da alcuni anni Iress (istituto Regionale emiliano-romagnolo per i servizi sociali e sanitari la ricerca applicata e la formazione – Soc. Coop. a r.l. di Bologna) realizza nella Provincia di Cremona sulla disabilità si colloca all'interno di tale linea: i dati raccolti nei tre rapporti finali disponibili sul sito della Provincia di Cremona ( www.provincia.cremona.it/servizi/sociali ) e hanno costituito un materiale informativo confluito anche all'interno dei Piani di zona 2002-2004 dei tre distretti provinciali.
- TRUCCO BORGOGNO Eletta Il bisogno del disabile adulto “Pagine di psicomotricità”, 2003, n. 78, p. 41
Il linguaggio corporeo difficilmente si mantiene ben strutturato e differenziato nell'anziano anche sano. La salute psicomotoria è forse più rara della salute fisica o psichica, inoltre questo vissuto generico di inferiorità, di disadattamento, d'insuccesso, od anche solo di rabbia contro la vita, questa certezza di non poter più migliorare aumenta con l'età e precipita con la patologia.
Nella valutazione clinica psicomotoria dell'anziano occorre tenere conto della modificazione della struttura portante osteomuscolare tendinea-legamentosa, dei deficit sensoriali che influiscono sull'equilibrio, e infine della perdita del ruolo professionale e produttivo che spesso comporta mancanza di sicurezza e solitudine esistenziale.
- Dossier. Le parole lasciano il segno : La prima informazione: quando nasce un bambino “con dei problemi” “HP accaparlante“, 2004, n. 1, p. 7-45
A distanza di sette anni “ HP accaparlante” ripropone il tema della prima informazione: con questo termine si indica la comunicazione che avviene tra il medico e i genitori al momento della nascita di un neonato “che ha dei problemi”. Si tratta di un momento delicato, in cui bastano poche parole dette in modo sbagliato (o semplicemente non dette) per creare una situazione di partenza difficile. In questo dossier monografico gli autori hanno raccolto la testimonianza di due genitori e intervistato diversi altri per cercare di capire se qualcosa è cambiato, almeno nell'ambito bolognese. I particolare sono state contrapposte l'esperienza di una donna che ha preferito abortire poiché al figlio era stata diagnosticata la sindrome di Down, a quella di due donne che hanno scelto diversamente. Dal confronto emerge chiaramente l'importanza dell'informazione, del quadro di riferimento e delle prospettive che vengono presentate ai genitori. “La comunicazione delle cattive notizie” è il titolo del corso di formazione rivolto a operatori sanitari che si svolge a Bologna, mentre il dossier si conclude con la presentazione di due libri rivolti ai ragazzi che trattano questo delicato argomento.
[ Tratto dall'introduzione ]
Sommario :
La parola ai genitori , p. 8
I possibili tempi della prima comunicazione , p. 14
Il gruppo “Prima Informazione e handicap” dell'ospedale S. Orsola di Bologna, p. 14
La nascita di un bambino Down: l'esperienza di Ferrara
La comunicazione delle cattive notizie, p. 31
Le parole tra noi leggere , p. 41
n. 1/2004
- Diagnosi precoce dei tumori , p. 8
CRISTOFORI E., LOPICCOLI S., PEDUZZI P., Programmi di screening: complessità e modelli operativi , p. 8
CRISTOFORI E., LOPICCOLI S., AGNES F., Pianificazione e attuazione di un programma di screening mammografico , p. 12
RUBINO G., I consultori familiari nei Programmi di prevenzione dei tumori femminili: l'esperienza di Rossano , p. 15
“Prospettive Sociali e Sanitarie”, XXXIII, 2003, n. 20, p. 8-18
I programmi di diagnosi precoce rientrano tra le prestazioni sanitarie garantite dal Ssn, nell'ambito dei Livelli essenziali di assistenza (Lea, Accordo Stato Regioni del 22-11-200 1).
Per l'applicazione di tali programmi in campo oncologico, i Lea rinviano alle indicazioni contenute nel Psn e alle Linee guida per la prevenzione, diagnostica e assistenza in oncologia (8-03-2001).
Rispetto ad altre prestazioni previste dai Lea, l'accesso ai programmi di diagnosi precoce in campo oncologico, ai cittadini aventi diritto sulla base degli indirizzi del Psn e delle linee guida in oncologia, non risulta essere ancora garantito omogeneamente su tutto il territorio nazionale. Non tutte le Regioni lo hanno formalmente recepito e indicato come obiettivo nei piani sanitari e, all'interno delle stesse Regioni, la sua applicazione è differente tra le diverse Asl. La ragione di tale discrepanza, tra le indicazioni normative e la loro concreta applicazione, risiede nel livello di complessità che comporta l'attuazione di un programma di screening. D'altra parte è scarsa l'attenzione dell'opinione pubblica, intesa come cittadini/utenti e delle loro rappresentanze, a pretendere tale diritto, le cui ricadute per la salute della popolazione sarebbero rilevanti in termini di anni di vita guadagnati. Con l'obiettivo di contribuire ad aumentare la conoscenza delle problematiche connesse agli screening e a far circolare le diverse esperienze in atto sul territorio nazionale, PSS ospita tre contributi:
- il primo, di E. Cristofori, S. Lopiccoli, P Peduzzi, che presenta i livelli di complessità connessi all'attuazione di un programma di screening e l'impostazione data in Regione Lombardia;
- il secondo, di E. Cristofori, S. Lopiccoli, F Agnes, che presenta l'attuazione e i risultati del programma di screening del tumore della mammella in atto nella provincia di Lecco;
- il terzo, di G. Rubino, che presenta un'esperienza di diagnosi precoce dei tumori femminili in atto in un'Asl della Calabria
- CAPODILUPO A., Un modello di sistema informativo applicato al consultorio familiare , “La Rivista di Servizio Sociale”, XLII, 2003, n. 3, p. 143
La definizione di “sistema informativo” può essere espressa come “l'insieme dei metodi, delle procedure e degli strumenti necessari a gestire l'informazione, mediante le operazioni di raccolta, classificazione, associazione, conservazione e reperimento dell'informazione socio-sanitaria”. In ambito sanitario, l'OMS tratteggia le caratteristiche basilari del sistema informativo mediante le lettere iniziali “e” e “p”: e ziologia : volto a individuare le cause delle malattie; efficacia : verificare la rispondenza dell'intervento all'obiettivo proposto; efficienza : raggiungimento del risultato al minor costo; educazione socio-sanitaria; valutazione ( evaluation ) globale dell'attività socio-sanitaria; population based: fondato su tutta la popolazione, non solo sui malati; problem oriented: individuare i problemi, non solo le attività del sistema sanitario; person specific: riferito all'individuo per fornirgli la migliore assistenza; provider specific: servire coloro che devono organizzare e gestire il sistema sanitario; period specific: riferito a precise articolazioni temporali; practical: utilizzabile per fini pratici. La legge n. 833/78, istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale, dedica l'art. 27 alla individuazione degli strumenti informativi, e, all'art. 58, affida all'Istituto Superiore di Sanità il compito di prevedere specifici programmi di attività per la rilevazione e gestione delle informazioni epidemiologiche, statistiche e finanziarie occorrenti per la programmazione sanitaria nazionale e regionale e per la gestione dei servizi sanitari. L'articolo è dedicato in particolare al quadro informativo in una struttura aziendale semplice, il consultorio familiare, applicando ad esso lo schema concettuale del modello sistemico. L'accezione di sistema si riferisce ad un insieme di entità e di processi organizzati. Hall e Fagen definiscono il sistema come “insieme di oggetti e di relazioni tra gli oggetti e i loro attributi”, intendendo per relazione una regola di corrispondenza qualsiasi, tale da stabilire in che modo si uniscono gli elementi di due o più sistemi. Sono esempi di sistema: il nucleo familiare, il gruppo di coetanei, l'unità operativa di un'azienda sanitaria, l'intera nazione. Gli oggetti sono gli individui che compongono ciascun insieme; gli attributi sono le loro caratteristiche di sesso, età, professione, ecc.; le relazioni, che connettono i soggetti e i loro attributi, corrispondono, rispettivamente, alla parentela, alla classe di età, alla condivisione di un'attività lavorativa, alla cittadinanza. Il modello di sistema informativo e la sua applicazione sul consultorio familiare è estendibile ad altre unità operative, sia territoriali che ospedaliere. Il ciclo dell'informazione si sovrappone a quello della programmazione e della gestione dell'unità operativa. Esso fornisce anche informazioni di governo all'Azienda e costituisce uno strumento per l'esercizio delle responsabilità dirigenziali e per la realizzazione dell'istituto contrattuale della produttività collettiva annuale.
- CALDARULO Antonia Magda, Assistenza domiciliare ai minori , “Prospettive Sociali e Sanitarie”, XXXIV, 2004, n. 1, p. 18
Le politiche sociali dell'ultimo decennio hanno superato la visione frammentaria e settorializzata degli interventi (minori, handicap, anziani, ecc.) considerando la famiglia non solo come soggetto bisognoso di assistenza, ma come soggetto attivo che può da sé risolvere le proprie esigenze anche relazionali che lo Stato non riesce ad affrontare. In particolare la L. 285/97 prevede espressamente l'intervento domiciliare ai minori e alle loro famiglie e la L. 328/00 riconosce e sostiene il ruolo peculiare delle famiglie nella promozione del benessere e nel perseguimento della coesione sociale. Gli effetti di tale innovativa legislazione non riescono però a manifestarsi nella loro interezza e gli indicatori di tale ritardo sono rappresentati dall'entità del ricorso a misure di approccio alle problematicità familiari e minorili di tipo tradizionale.
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VACCARI Stefania, Un nuovo dipartimento per la protezione materno-infantile , “Salute e Territorio”, XXIV, 2003, n. 138, p. 130
La famiglia attualmente è in crisi. Per questo motivo politicamente si intende centrare gran parte degli interventi assistenziali su di essa. Se si guarda alla famiglia come un contenitore entro il quale crescono i piccoli della specie umana, con tutto ciò che questo comporta, tale intento, gestito nella giusta dimensione, potrebbe diventare un momento importante per iniziare e/o percorrere una sfida di progresso. L'articolo qui presentato vuole offrire alcuni spunti per la “costituzione” del dipartimento per la protezione materno-infantile, inteso come una metodologia di intervento rispetto ad un obiettivo unitario che coinvolga tutti gli operatori, da esplicarsi in tutti gli ambiti, avendo chiaro a tutti i livelli qual è l'obiettivo che si sta perseguendo: nuova cultura di rapporti e affetti fra le persone per giungere a quel cambiamento cui i movimenti tendevano e che sarà possibile solo con una profonda trasformazione emotiva che può avere una delle sue radici nel “rapporto madre-figlio” e nel superamento della funzionalità cui è costretto.
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