n. 4/2004

  • ALTAMURA Maria, BECCARIA Franca, COTTINO Amedeo, GUIDONI VIDONI Odillo, Giovani e alcol in una cultura bagnata: tra ricerca e intervento “Educazione Sanitaria e Promozione della Salute”, 27, 2004, n. 1, p. 36

    In questo articolo attraverso un'indagine di tipo qualitativo si illustrano le abitudini alcoliche dei giovani residenti in due cittadine, Bra e Fossano, situate in una importante area di produzione vitivinicola del nord-ovest dell'Italia. Sono state realizzate 37 interviste a giovani tra i 15 e 20 anni e tre focus group, con l'obiettivo di indagare i significati e le funzioni dei consumi e degli abusi alcolici tra i giovani in un contesto culturale dove questo tipo di consumo è generalmente accettato. La ricerca ha confermato quanto sta emergendo sulla scena internazionale in tema di prevenzione dei rischi alcolcorrelati tra i giovani: il consumo e l'abuso di bevande alcoliche sono “normalizzati” nella vita dei giovani, che significa che l'alcol è parte integrante della vita degli adolescenti sia dei consumatori che dei non-consumatori.
    Date dunque le pratiche del bere e di controllo, i significati del bere e le indicazioni in tema di prevenzione emersi dalla ricerca sono state attivate iniziative finalizzate a promuovere la capacità di gestione e controllo del rischio attraverso la sensibilizzazione della comunità sui rischi connessi all'abuso di alcolici e il coinvolgimento attivo dei giovani.
    L'iniziativa ha avuto il pregio di indicare nuove vie per la prevenzione, forse più impegnative, ma sicuramente premianti per tutta la comunità e utilizzabili anche per gli altri tipi di problematiche che riguardano il disagio giovanile.

  • ALBRICI Luca, BAGNARDI Vincenzo, CONTI Paola, et al. Alcol e “ Interventi brevi ”. Unità Mobile “ Alcol… conoscerti per scegliere
    “Educazione Sanitaria e Promozione della Salute”, 27, 2004, n. 1, p. 54

    L'articolo riguarda lo sviluppo di programmi di sensibilizzazione degli studenti e di alcuni insegnanti tramite “ interventi brevi ” organizzati nelle classi e in parte nell'Unità Mobile “ Alcol… conoscerti per scegliere ” dell'ASL di Cremona. Gli interventi brevi sono stati fortemente sostenuti dall'OMS fin dalla pubblicazione del primo “ Alcohol action plan ” del 1992 e in seguito anche in occasione della diffusione della Carta Europea sull'Alcol nel 1995. Tali interventi hanno dimostrato infatti che, se ben organizzati, possono modificare l'atteggiamento culturale delle persone e anche i consumi pro-capite di bevande alcoliche. Obbiettivo della ricerca è stato di verificare l'impatto di “un intervento breve” di 90 minuti in una classe di studenti attraverso la verifica dei livelli informativi e di percezione a distanza di 6 mesi. Lo studio è stato condotto su 1344 studenti appartenenti a 14 scuole medie superiori cui è stato somministrato un identico questionario prima, al termine dell'intervento, a 3 mesi e a 6 mesi di distanza.

  • Esperienze e qualità educative a sostegno degli adolescenti, Inserto a cura di Leonardo Angelini, Deliana Bertani, Mariella Cantini, Paolo Mottana “Animazione Sociale”, 2004, n. 2, p. 29-65

    L'inserto di febbraio di “Animazione Sociale” muove da un'esperienza di volontariato e di formazione con gli adolescenti, che è via via cresciuta nell'arco di più di un decennio, articolandosi e consolidandosi sul territorio reggiano. “ Gancio Originale ”, un servizio-rete dell'ASL di Reggio Emilia, è innanzitutto una proposta di volontariato rivolta a studenti e studentesse delle scuole medie superiori e inferiori, che si prendono cura di ragazzi così detti “ a rischio ” appena più piccoli di loro, sviluppando capacità e propensione alla cura nei confronti dei ragazzi e dei bambini con cui lavorano, ma anche delle loro parti interne, sollecitate e messe in discussione dal coinvolgimento con le traiettorie di vita di ragazzi più problematici. Ma quest'esperienza è anche e soprattutto un'occasione di formazione e di crescita per gli adolescenti, tirocinanti e giovani psicologi che, in tal modo, possono sperimentarsi in ruoli più responsabili, imparando a fare squadra, attivando processi di rispecchiamento, interiorizzando nuovi modelli di insegnamento-apprendimento.

  • L. BOATTI Genitori di adolescenti problematici: la terapeuticità del gruppo
    “Psichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza”, 2004, Vol. 71, n. 1, p. 21

    Questo lavoro nasce dalle riflessioni su un percorso terapeutico, della durata di due anni e mezzo circa, tuttora in corso, con un gruppo di genitori di adolescenti problematici. Il gruppo, usufruendo a volte del gioco psico-drammatico, diviene lo strumento principe per una maggior raggiungibilità e consapevolezza del significato relazionale e transgenerazionale del sintomo dei figli. La funzione terapeutica del gruppo è articolata attraverso due modalità: una rievocativa ed una esperienziale.

  • A. PRETI, A. USAI, D.R. PETRETTO, et al. Disturbi del comportamento alimentare in adolescenti impegnati in attività sportive competitive
    “Psichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza”, 2004, Vol. 71, n. 1, p. 143

    In un campione di atlete adolescenti impegnate in sport a livello competitivo coloro che praticano sport individuali rispetto a coloro che praticano sport di squadra manifestano una significativa maggiore probabilità di avere un indice di massa corporea al di sotto della soglia della sottonutrizione ed una maggiore probabilità di superare la soglia critica di individuazione di un disturbo del comportamento alimentare a un ben valicato questionario. Il maggior rischio delle atlete adolescenti impegnate in sport di tipo individuale è influenzato da sport che enfatizzano una particolare componente estetica nella pratica fisica, nei quali si osserva più spesso un indice di massa corporea la di sotto della soglia della sottonutrizione, ed una altrettanto maggiore probabilità di sindromi nello spettro dell'anoressia nervosa.
    Il personale incaricato di supervisionare gli atleti ha la maggiore opportunità di identificare le atlete a rischio, ed è specifica responsabilità degli allenatori e degli altri operatori impegnati nella preparazione degli atleti e dei giovani sportivi acquisire le necessarie competenze per poter riconoscere prontamente il disturbo e sapere dove e come indirizzare le atlete che abbiano bisogno di interventi specialistici.

  • F. GIUSBERTI. F. BERTOLINI Il Servizio di Aiuto Psicologico agli studenti dell'Università di Bologna
    “Psichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza”, 2004, Vol. 71, n. 1, p. 183

    Il lavoro intende descrivere il funzionamento del Servizio di Assistenza Psicologica agli Studenti Universitari e ai Giovani Adulti (SAP), attivato da molti anni presso il Dipartimento di Psicologia dell'Università di Bologna, le caratteristiche dell'utenza che ad esso si rivolge, nonché il tipo di malessere psicologico che i giovani presentano nel corso della consultazione.
    Le caratteristiche di funzionamento del SAP sono molto specifiche sia per quanto riguarda la tipologia degli interventi che offre, sia rispetto al suo contesto di appartenenza, cioè l'Università. Esse rappresentano il frutto di modificazioni attuate nel corso degli anni e dell'elevato numero di richieste e del loro costante incremento, e infine dalle particolari esigenze e richieste di tipo psicologico che gli studenti stessi presentano direttamente o indirettamente al Servizio.
    Il SAP si presenta come facilmente accessibile ai giovani in quanto risorsa dell'ambiente in cui sono inseriti. Essi possono usufruirne in maniera totalmente autonoma data la gratuità dell'intervento e la sua caratterizzazione universitaria permette loro di non sentire patologizzata la propria richiesta di aiuto.

  • PALESTRA Marina, CAMERANA Luigi, MORO Valter Strategie per la prevenzione del tabagismo
    “Prospettive Sociali e Sanitarie“, 2004, n. 15, p. 9

    L'ASL della provincia di Pavia, nell'ambito delle strategie di promozione della salute, ha identificato nella prevenzione del tabagismo (coerentemente con quanto indicato dal Piano Sanitario Nazionale 2003-05 e dal Piano Sociosanitario Regionale 2002-04) uno degli obiettivi prioritari da perseguire. Scopo primario del progetto è stata la definizione di uno strumento progettuale a medio/lungo termine che, a partire dall'esistente, delineasse le linee strategiche di intervento per il futuro. È così stato definito il Piano attuativo aziendale che prevede lo sviluppo di diverse aree progettuali:

    • progetto Ospedali liberi dal fumo
    • prevenzione del tabagismo nella scuola dell'età evolutiva (3 – 18 anni)
    • formazione intra-aziendale e extra-aziendale
    • comunicazione on line
    • sinergia con i medici di medicina generale

n. 3/2004

  • Il gruppo come luogo di cambiamento della cultura, Inserto a cura di Mario Pollo “Animazione Sociale”, 2004, n. 1, p. 25-62

    Parlare di giovani e di cultura, come di gruppi giovanili e di cambiamento culturale può essere ambiguo e sfuggevole, se non si tengono presenti alcune considerazioni.
    Ogni aggregazione umana, e dunque anche giovanile, produce dei significati, ma non per questo produce cultura se per cultura intendiamo la capacità di un gruppo umano come di un intero popolo di prendere atto dei problemi da cui si è sfidati, produrre letture circostanziate attraverso l'uso di diversi linguaggi e rappresentazioni, immergersi in nuove “ipotesi” che permettono di immaginare un presente e un futuro più intriganti.
    Se ci si muove con questa idea di cultura, si comprende come ogni gruppalità giovanile e non è tendenzialmente un “laboratorio culturale”, ma lo è ad alcune condizioni.
    In effetti la ricerca si fa oggi più complessa. Da una parte sembra indebolirsi il soggetto stesso che compie ricerca, cioè il gruppo, schiacciato dalla tensione all'individualismo e dalla tensione alla massificazione omologante. Dall'altra, la pressione delle sfide e. allo stesso tempo, la pressione all'accettazione passiva di risposte preconfezionate dalla tradizione o dal mercato, rendono faticoso immaginare come e in quale direzione muoversi.
    In qualche modo si potrebbe dire che non è la crisi del gruppo ad aver indebolito la ricerca culturale, quanto la fatica del ricercare ad aver indebolito la funzione del gruppo.
    Eppure, dal gruppo si deve passare, con tutti gli accorgimenti e i dispositivi necessari.
    Questa è la tesi dell'inserto, curato da Mario Pollo, docente di pedagogia alla LUMSA di Roma.
    [Tratto dalla prefazione, p. 26]

    Sommario:
    POLLO Mario, Il gruppo giovanile, un possibile antidoto culturale?, p. 27
    POLLO Mario, Il piccolo gruppo come luogo generatore di cultura, p. 38
    POLLO Mario, Le interazioni come luoghi di produzione del significato, p. 45
    POLLO Mario, L'itinerario del gruppo nel produrre innovazione culturale, p. 54

  • GROSSO Leopoldo, Droghe: l'evoluzione dei fenomeni e dei trattamenti
    “Animazione Sociale”, 2004, n. 5, p. 19-26

    Sono ormai più di trentacinque anni che in Italia la tossicodipendenza costituisce un problema sociale e di sanità pubblica. Il Gruppo Abele è stato tra le prime realtà a cercare percorsi utili alle persone, in un momento in cui il carcere e l'ospedale psichiatrico, in virtù delle disposizioni di legge in vigore dagli anni Cinquanta, erano le uniche risposte istituzionali. Nell'accompagnare i ragazzi nei tentativi di liberarsi dalla dipendenza si misero in piedi alcuni alloggi, si crearono opportunità di inserimento lavorativo, si diede luogo, a Murisengo (Al), alla prima comunità.
    Ripercorrere l'evoluzione del fenomeno della tossicodipendenza, dal particolare punto di vista delle politiche, dei servizi e dei trattamenti può costituire oggi un passaggio importante. Non solo, infatti, permette una visione sintetica dei principali punti di snodo di questo percorso, spesso tormentato da spaccature ideologiche e politiche, ma può facilitare l'individuazione di alcune urgenze su cui convogliare sforzi e risorse. Tra queste, un'attenzione specifica sembra oggi richiesta per consumi e abusi di droghe di sintesi, cannabis e cocaina.

  • Esperienze e qualità educative a sostegno degli adolescenti, Inserto a cura di Leonardo Angelini, Deliana Bertani, Mariella Cantini, Paolo Mottana “Animazione Sociale”, 2004, n. 2, p. 29-65

    L'inserto di febbraio di “Animazione Sociale” muove da un'esperienza di volontariato e di formazione con gli adolescenti, che è via via cresciuta nell'arco di più di un decennio, articolandosi e consolidandosi sul territorio reggiano. “ Gancio Originale ”, un servizio-rete dell'ASL di Reggio Emilia, è innanzitutto una proposta di volontariato rivolta a studenti e studentesse delle scuole medie superiori e inferiori, che si prendono cura di ragazzi così detti “ a rischio ” appena più piccoli di loro, sviluppando capacità e propensione alla cura nei confronti dei ragazzi e dei bambini con cui lavorano, ma anche delle loro parti interne, sollecitate e messe in discussione dal coinvolgimento con le traiettorie di vita di ragazzi più problematici. Ma quest'esperienza è anche e soprattutto un'occasione di formazione e di crescita per gli adolescenti, tirocinanti e giovani psicologi che, in tal modo, possono sperimentarsi in ruoli più responsabili, imparando a fare squadra, attivando processi di rispecchiamento, interiorizzando nuovi modelli di insegnamento-apprendimento.
    [Tratto dalla prefazione, p. 30]

    Sommario:
    ANGELINI Leonardo, BERTANI Deliana, Nec hotium. Genitori e adulti di fronte all'adolescente, p. 31
    MOTTANA Paolo, Note sul mentore, straniero necessario, p. 40
    ANGELINI Leonardo, BERTANI Deliana, CANTINI Mariella, Tra accompagnamento e cooperazione intergenerazionale. Un gruppo di volontariato giovanile a Reggio Emilia, p. 49
    ANGELINI Leonardo, BERTANI Deliana, CANTINI Mariella, La bottega artigiana come luogo di apprendimento. Transfert e controtransfert educativi, p. 59-65

  • GRASSO Ludovico Prevenire le condotte dopanti tra i giovani “Animazione Sociale”, 2004, n. 6/7, p. 19-26

    La diffusione di condotte dopanti investe ormai anche la pratica sportiva degli adolescenti. Una deriva che si afferma, non tanto sul piano individuale, quanto più su quello socioculturale. La prestazione come misura dell'individuo, unico indice del suo valore. Di qui la necessità di definire politiche di prevenzione che assumano il fenomeno in tutta la sua complessità, nella consapevolezza che questa non può che risultate da un lavoro di rete con tutti gli attori che strutturano il contesto in cui i giovani praticano lo sport.

  • Per un approccio psicosociale alle dipendenze, Inserto a cura di Emanuele Bignamini, Antonella Bompard, Leopoldo Grosso, et al. “Animazione Sociale”, 2004, n. 6/7, p. 27-59

    In un tempo segnato da nodi pesanti come il taglio delle risorse del welfare, l'enfasi sull'approccio farmacologico e contenitivo nell'affrontare i problemi sociali, l'agire reattivo per paura di perdere il consenso rispetto a situazioni in cui emergono le contraddizioni sociali, cresce l'incertezza intorno alle politiche di welfare e alla funzione degli operatori sociali.
    Uno dei punti critici è la delineazione di percorsi operativi nel trattamento delle dipendenze. Più che altrove è seducente l'ipotesi del ricorso alle “ maniere forti ”, scelta che sembrerebbe concretizzarsi in strumenti di terapia rigida che portano a mettere in primo piano, quasi come ipotesi esclusiva, comunità terapeutiche ad alto contenimento e. più in generale, scelte di controllo sociale punitivo, a scapito di forme di intervento psicoeducativo
    [Tratto dalla prefazione, p. 28]

    Sommario:

    TROGU Manuela, Intervento psicosociale e terapia sostitutiva, p. 29
    GUELFI Gian Paolo, Etica e relazione terapeutica nelle dipendenze. Il ruolo del colloquio motivazionale, p. 34
    BIGNAMINI Emanuele, BOMPARD Antonella, Un approccio psicodinamico alla relazione terapeutica, p. 41
    GROSSO Leopoldo, La flessibilità degli interventi delle dipendenze. L'individuazione del punto di massima flessibilità, p. 48
    LUCCHINI Alfio, Fare sistema nell'intervento con le dipendenze. Alcuni punti di svolta, p. 53

  • La peer educatione al confine tra mondi diversi, Inserto a cura di Valerio Antonietti, Elena Delle Carbonare, Nadia Del Favero, et al. “Animazione Sociale”, 2004, n. 5, p. 27-58

    L'inserto riprende il lavoro di peer education sviluppato da ormai otto anni nel Verbano-Cusio-Ossola, e caratterizzato, oltre che dalla presenza attiva dei peer formati con competenza e passione, da un intenso lavoro di co-progettazione tra istituzioni e servizi socio-sanitari, con l'apporto decisivo dell'associazione Contorno Viola.
    In questo inserto prosegue l'elaborazione di quello che si può chiamare “un modello partecipato” di peer education che, in quanto tale, si colloca “al confine” tra mondi diversi in modo che possano appunto uscire per tracciare insieme il percorso. Emergono vari livelli di partecipazione tra loro complementari: quello tra istituzioni, professioni, servizi chiamati a entrare in partnership e ricavare lo spazio in cui possa crescere la peer education, quello tra giovani e adulti, quello infine tra saperi scientifici e umanistici e saperi esperienziali.

    Sommario:

    DEL FAVERO Nadia, OTTOLINI Gianmaria, La peer education come impresa sociale. Percorsi di prevenzione dell'HIV nelle scuole del Verbano-Cusio-Ossola , p. 29
    DALLE CARBONARE Elena, ROSSON Sara, La “Carta dei peer” di Verbania, p. 38
    ANTONIETTI Valerio, Peer education, comunicazione e socializzazione nel gruppo classe, p. 48
    LAVANCO Gioacchino, MANDALÀ Monica, Peer or poor education? Verso gruppi di autoriflessione partecipata, p. 53

  • Attività fisica e giovani: quale spazio per la salute? , dossier a cura di Paola Beatini “la Salute umana”, 2004, n. 187-188, p. 9-51

    Il presente dossier è costituito nella prima parte da un insieme di documenti tratti dal Dossier della Rivista “La Santé de l'homme” Jeunes et activité fisique: quelle place pour la santé? , periodico redatto a cura dell'Istituto Nazionale di prevenzione e di educazione alla salute francese. Questi presentano un ampio quadro di analisi relativo alla tematica ‘educazione alla salute – attività fisica e sportiva – educazione/formazione', che consente interessanti spunti di riflessione. Seguono una serie di contributi relativi alla realtà italiana: il fenomeno doping, e possibili soluzioni; e una raccolta di dati e cifre sulla pratica dell'attività fisica e sportiva da parte dei giovani italiani; alcune considerazioni sulla formazione dei professionisti e sull'insegnamento della disciplina a livello universitario e di scuola media.
    In un'ottica più ampia di promozione della salute, sono stati inseriti alcuni brevi riferimenti al network Health Enhancing Physical Activity e alle Raccomandazioni dell'OMS Europa per un'azione integrata educazione fisica – alimentazione, a ribadire il necessario carattere di interdisciplinatietà e di interistituzionalità di tale strategia di sanità pubblica.
    [Tratto dall'introduzione, p. 9]

    Sommario :

    PERRIN Claire, Dare un significato all'attività fisica tra i giovani, p. 11
    PICOT Anne Laure, Relazioni sociali e sensazioni: buone ragioni per i giovani per praticare uno sport, p. 12
    CHOQUET Marie, Adolescenza, periodo di cambiamento (anche) delle attività sportive, p. 14
    DAVISSE Annick, Ragazze, ragazzi e sport: cosa fa la differenza?, p. 15
    PERRIN Claire, Attività fisica ed educazione alla salute. Un ponte da consolidare, p. 17
    MOTTA Daniel, Per parlare agli adolescenti: la salute nei programmi scolastici, 19
    CARLIER Ghislain, MIKULOVIC Jacques, Attività fisica e salute in ambiente scolastico: il dibattito è aperto, p. 21
    LANGEOIS Cécile, La promozione della salute coinvolge i centri vacanza, p. 23
    GARNIER Sophie, Palestre di fitness e benessere: dimmi che fai…, p. 25
    PERRIN Claire, Quando lotta e letteratura sono associate alla prevenzione dell'AIDS, p. 27
    ROSSI Ruggero, Doping: cause e possibili soluzioni, p. 29
    HEPA: il network health enhancing physical activity , p. 33
    Pratica sportiva e attività fisica: i numeri, a cura di Paola Beatini, p. 34
    POCETTA Giancarlo, I corsi di laurea in Scienze Motorie: un cantiere aperto, p. 40
    PASQUARELLA Alessandra, PASQUARELLA Maria Luisa, Educazione fisica e scuola: una disciplina da valorizzare, p. 42
    Decisione n. 291/2003/CE del Parlamento Europeo, p. 47
    Alimentazione, attività fisica e salute. Le raccomandazioni OMS europee per una strategia globale, p. 49

  • Gruppo di lavoro sulla prevenzione dell'abuso alcolico, Ser.T ASL 2 di Savona La prevenzione dell'abuso di alcol “Prospettive Sociali e Sanitarie“, XXXIV, 2004, n. 11, p. 11

    Tra i giovani si assiste sempre più spesso alla compresenza di due modelli del bere, quello mediterraneo e quello nordico, dove il bere tradizionale si affianca agli stati di ubriachezza tipici del fine settimana. Recenti studi hanno rilevato che un'alta percentuale di adolescenti si è ubriacata una o più volte nel corso della propria vita e ha assunto alcol prima di mettersi alla guida. La rilevanza del fenomeno ha sollevato l'esigenza di investire risorse in un progetto di prevenzione diretto alla popolazione giovanile. Il Dipartimento per le Dipendenze dell'Asl 2 di Savona attraverso l'UO Ser.T ha quindi attivato sul territorio della Provincia di Savona una serie di azioni di sensibilizzazione rispetto all'abuso alcolico, all'interno di una logica di moltiplicazione dell'azione preventiva attraverso il coinvolgimento e l'attivazione di figure significative a livello educativo per i giovani. Pertanto il progetto non intendeva intervenire direttamente sui giovani, ma coinvolgere quegli adulti che con i giovani hanno un rapporto privilegiato e quindi possono mettere in atto interventi di portata educativa più incisiva rispetto a quelli proposti da operatori esterni. Il progetto si è sviluppato in tre fasi: prima presso le sagre paesane, dove il consumo di alcolici è normalmente piuttosto elevato, poi contattando le scuole e infine le associazioni tra le cui finalità figurasse quella educativa.

n. 2/2004

  • Bimbo Antonio, Marsili Renzo, Mascellani Monica Togliersi il fumo dagli occhi. Una ricerca con il Mac/T sulla motivazione a smettere di fumare tra i giovani “ITACA“, 2002, n. 19/20, p. 50

    La ricerca è stata attivata dal Ser.T di Ferrara, presso una scuola media superiore con sedi a Ferrara e Copparo. Il progetto si basa sulla convinzione che anche nella fascia giovanile di età fra i 14 e i 19 anni, la decisione di smettere di fumare, come ogni cambiamento, richiede una presa di coscienza progressiva dei vantaggi e degli svantaggi dati dall'uso della sostanza. La ricerca si basa sull'utilizzo del questionario Mac/t, che fornisce un processo di valutazione che permette sia la collocazione della persona nel continuum degli stadi del cambiamento, sia un'analisi delle capacità dinamiche dei soggetti, vale a dire la possibilità di muoversi da uno stadio all'altro. Il progetto si propone di misurare il profilo motivazionale degli studenti per individuare coloro che desiderano smettere di fumare, per predisporre specifici programmi di supporto e per sostenere la scelta personale degli studenti non fumatori.

  • Piazza Stefano Diritti umani e diritti dei minori: il ruolo del tutore pubblico dei minori “Studi Zancan“, 2003, n. 6, p. 82

    L'articolo affronta il problema del rapporto tra diritti umani e diritti del minore in vista di una riflessione sul ruolo del tutore pubblico dei minori. La Convenzione Onu del 1989 ha delineato problemi di crescente complessità in materia di diritti del minore. Essa infatti riconosce congiuntamente i diritti di questo e anche quelli dei genitori. Si tratta tuttavia di un approccio, che pur problematico, ha il merito di richiedere positivamente un bilanciamento tra diritti diversi. Oltre a numerose questioni di teoria del diritto, rimane aperta la questione della carente tutela offerta a questi diritti per la mancanza di strumenti adeguati con cui garantirli.
    [Tratto dalla Prefazione]

  • R. LEONETTI, P. BETTINI La violenza nell'età dell'adolescenza “Salute e Territorio”, XXIV, 2003, n. 140, p. 265

    Occuparsi di prevenzione della violenza nelle sue varie accezioni, comporta in primo luogo promuovere cultura e benessere, sostenendo i processi di crescita e di scelta delle persone.
    Il dibattito in atto, sull'utilità di una prevenzione precoce e mirata, sul suo significato e su una sua ricaduta efficace, spinge gli operatori a riflettere a fondo e a cercare di rinforzare, o di creare ex novo se occorre, strategie che permettano di entrare in contatto con gli utenti (bambini, adolescenti, genitori, insegnanti), sostenendo i loro cambiamenti ed eventualmente la continuità della loro presa in carico e del progetto sul futuro.
    I centri di consulenza giovani dell'ASL 10 di Firenze da oltre 15 anni si occupano di interventi educativi, di prevenzione e di presa in carico integrata, cercando di promuovere una cultura e possibilità di scelte più compatibili con il benessere nei bambini/e, ragazzi/e ed adulti di riferimento.

  • Gulimanoska Lolita Adolescenza e fattori di rischio o adolescenza come fattore di rischio? “ITACA”, 2002, n. 19/20, p. 84

    La Peer Education Accademica è un metodo originale che nasce dalla sensibilità di una docente attenta ai mutamenti comportamentali dei giovani adolescenti. Tale metodo presuppone la formazione di giovani universitari che affrontano problemi di altri giovani inseriti in un contesto di apprendimento simile a quello universitario. Questi gruppi ecologici, diretti e supervisionati da docenti dietro le quinte, sono guidati verso una crescita personale e professionale massimizzando le proprie capacità. Sperimentando in prima persona l'efficacia di una comunicazione individuale e gruppale, che fornisce il senso della propria identità, la trasmettono poi ad adolescenti che si trovano in un metacontesto simile. Questa nuova metodologia intende prevenire i mali adolescenziali (la curiosità verso le droghe, i disturbi alimentari, l'alcool, la violenza) in cooperazione con il contesto scolastico quale risorsa per soddisfare l'esigenza di appartenenza ed autonomia del ragazzo.

  • Speciale. La tossicodipendenza in strada “il delfino”, XXIX, 2004, n. 1, p. 9-21

    Da sempre c'è un luogo, soprattutto nelle grandi città, dove si può misurare la quantità e la qualità della sofferenza di chi è stato abbandonato o si è emarginato dalla società: la stazione ferroviaria. La stazione è quel grande luogo di transito dove ci si può mimetizzare, dove si può rimediare qualche soldo con questue o azioni illecite, dove si trova un angolo meno freddo e più riparato per riposare. È anche un luogo simbolico, dove ci si può illudere di essere parte di un mondo in movimento, in attesa o in partenza, di nessuno e verso il nulla, ma comunque dove ci si può aggrappare agli ultimi brandelli residui d'identità.
    La stazione è un luogo d'elezione per quelle persone che generalmente definiamo senza dimora, o senza fissa dimora. Non più soltanto i tradizionali barboni di una certa età, coperti di stracci e dediti all'alcol, ma anche giovanissimi, giovani e meno giovani che fanno largo uso di droghe illegali e legali.
    L'inchiesta che viene presentata in questo speciale ha coinvolto gli operatori di quattro strutture che hanno quotidianamente a che fare con persone tossicodipendenti e, direttamente o indirettamente, con persone senza dimora: il Centro Solidarietà di Genova, il Centro Torinese di Solidarietà, l'Associazione “La Tenda” di Napoli e il “Barone Rampante del CeIS di Roma. In queste quattro grandi città si sono riscontrati elementi comuni e altri più tipici e locali. Ma, dappertutto, una situazione drammatica di fronte alla quale occorre trovare nuove soluzioni.
    [Tratto dalla presentazione di Enzo Caffarelli]

    Sommario :
    CAFFARELLI Enzo, Storie di droga e solitudini, p. 9
    FLORIANI Antonio, Progetto Diogene a Genova. Perché qualcosa è cambiato, p. 14
    GIOVINAZZO Francesco, Nuovi luoghi per incontrarsi, p. 18
    D'AMICO Cesidio, Una ricerca su giovani e nuove droghe. Mosaico di interventi, p. 20

  • Speciale. La famiglia problema, la famiglia risorsa , a cura di Enzo Caffarelli “il delfino”, XXIX, 2004, n. 2, p. 8-31

    Quale famiglia si presenta nel XXI secolo dinnanzi alla continua aggressione della droga, al disagio degli adolescenti, alla difficoltà di comprendere i giovani, alla complessità sociale, alla crisi di tanti valori?
    L'itinerario dello speciale sulla famiglia presentato da “il delfino”, inizia con due inchieste sulle famiglie di persone tossicodipendenti; la prima riguardante alcuni Centri che in Italia si occupano da almeno vent'anni di accogliere queste famiglie, consigliarle, chiedere loro di coinvolgersi e di essere partner nel recupero del congiunto; la seconda, condotta tra i servizi e i programmi del CeIS di Roma e allargata a famiglie di ogni età e con difficoltà non soltanto legate alla droga.
    Lo speciale prosegue con gli interventi di due altri esperti: lo psicologo e psicoterapeuta Francesco Colacicco presenta in modo dettagliato le caratteristiche delle famiglie cosiddette multiproblematiche; il sociologo Pierpaolo Donati propone, in un'intervista al “delfino” la sua idea di famiglia come promotrice di valori sociali fondamentali.
    Infine, viene presentato il nuovo progetto “Familia” del CeIS, avviato nel 2004.

    Sommario :
    La famiglia problema, la famiglia risorsa, a cura di Enzo Caffarelli, p. 8
    SALERNO Anna Maria, ROMANO Nicola, CASTELLO Aldo, Le famiglie e i Centri per chi ha problemi di droga. I cambiamenti degli ultimi anni, p. 9
    Stimolare la partecipazione. Nuove difficoltà con le famiglie, a cura di Cesidio D'Amico, p. 13
    COLACICCO Francesco, Famiglie e nuove manifestazioni di disagio. Il sistema multiproblematico, p. 22
    E.C., Una famiglia come capitale sociale. Un generatore di fiducia, cooperazione e solidarietà, p. 27
    ONGARATO Letizia, Un progetto per la famiglia. Ricostruire un ambiente educativo, p. 30

n. 1/2004

  • Per la Giornata mondiale di lotta all'Aids, presentati un opuscolo e una ricerca, “Rassegna di Servizio Sociale”, 42, 2003, n. 4, p. 176

    In occasione del 1° dicembre – “ Giornata mondiale per la lotta contro l´AIDS ”, la LILA insieme al Circolo Mario Mieli e CGIL, hanno presentato l'opuscolo rivolto principalmente agli adolescenti: " HIV/AIDS, + risposte - dubbi " che rappresenta la conclusione di un'azione iniziata un anno fa, quando - in occasione dello scorso 1°dicembre - i ministri Sirchia e Moratti hanno presentato un pacchetto di opuscoli rivolto alle scuole, tra cui uno dal titolo " Virus " sulla prevenzione al virus Hiv e alle malattie sessualmente trasmesse. L'iniziativa dei due ministeri ha visto la LILA da subito attiva nel promuovere un appello per evitare che quell'opuscolo, colmo di informazioni erronee e consigli moralistici che non salvano dal contagio ma mettono a rischio la vita umana, fosse distribuito. Ad oggi, le scuole fortunatamente non ne hanno avuto ancora copia. L'opuscolo " + risposte - dubbi " è il risultato di quasi vent'anni di attività dei centralini della LILA, a cui le persone chiedono spiegazioni o supporto su Hiv e Aids. Da questa esperienza sono state raccolte le domande più ricorrenti, i dubbi più frequenti che assillano le persone per realizzare uno strumento che potesse essere il più possibile esaustivo e rassicurante rispetto alla tematica Hiv/Aids. L'opuscolo vede al fianco della LILA in veste di partners ufficiali, due importanti identità: il Circolo cultura omosessuale Mario Mieli e CGIL Ufficio Nuovi Diritti, al fine di garantire e veicolare un prodotto che tenga conto delle differenze per orientamento sessuale e identità di genere, nonché dell'importante capitolo dei diritti. La società di oggi è poco diversa da quella di anni fa: sono ormai vent'anni che ci si confronta con l´AIDS, ma poco si è costruito, dal punto di vista della solidarietà intesa nel senso più semplice e quotidiano, per abbattere quegli scogli culturali che non permettono a una persona sieropositiva di condurre una vita normale, senza incappare in pesanti discriminazioni sul lavoro, in un ambulatorio medico, nella scuola, in carcere, ecc. Assistiamo al contrario a una costante promozione di messaggi ambigui come nell'ultima campagna di prevenzione ministeriale dove, con l'intento di invitare i giovani a riflettere sulla necessità di proteggersi da questa malattia, si promuoveva con superficialità lo slogan: "AIDS, non Avete Idea Della Sofferenza", e dove, ancora una volta, l'unico grande assente era il preservativo. [Tratto dalla presentazione, pag. 176]

  • S. Schiavoni, M. Gatta, P. Battista et al., Disturbi di somatizzazione in età evolutiva : studio di una casistica selezionata , Psichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza, Vol 70, n. 4, 2003, p. 597

    La somatizzazione è uno dei principali meccanismi di espressione del disagio in età evolutiva e rende conto dell'elevata frequenza di sintomatologia somatica senza una patologia organica di base, riscontrata in infanzia e adolescenza. D'altro canto i disturbi somatoformi in età evolutiva sono tuttora poco conosciuti ed esplorati: la letteratura è scarna e i pochi studi riportati sono difficilmente comparabili tra loro per problemi di ordine metodologico. Le manifestazioni somatiche di possibile origine psicogena in questa età sono estremamente comuni manifestandosi con sintomi per lo più isolati in genere transitori e benigni, tuttavia esse possono essere riscontrate in disturbi psichiatrici veri e propri, così come in condizioni mediche generali. Accanto agli studi in letteratura si colloca l'esperienza clinica riferita alla casistica di 330 pazienti tra i 0 e i 17 anni afferiti al Servizio di Neuropsichiatria Infantile presso la Clinica Pediatrica di Padova dal 1990 ad oggi. Lo scopo è di determinare la distribuzione dei sintomi, la presenza di mono-o-pluri-sintomatologie, l'interferenza del sintomo nella vita quotidiana e nell'evoluzione dello sviluppo, confrontare i dati ottenuti con quelli in letteratura.

  • R.Ostuzzi, F. Pizzoferro, M. Cuzzolaro, Trattamento residenziale dell'Anoressia Nervosa grave: uno studio di esito in tre anni , Psichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza, Vol 70, n. 4, 2003, p. 609

    I Disturbi del Comportamento Alimentare sono patologie che presentano un'elevata percentuale di cronicizzazione e di ricadute. Non vi sono a tutt'oggi dati empirici che abbiano dimostrato con sicurezza quali trattamenti e quali strumenti offrano i migliori risultati e favoriscano il mantenimento degli stessi nel tempo. Gli studi di esito delle cure sono importanti perché consentono di ricercare i fattori prognostici ed indicatori di ricaduta e di verificare l'efficacia a lungo termine delle terapie proposte. In tal senso sono molti gli studi condotti in Europa e negli Stati Uniti. Nei lavori pubblicati, tuttavia, sono stati riscontrati numerosi punti deboli, quali la mancanza di criteri chiari per stabilire il miglioramento/cambiamento, notizie incomplete sulle caratteristiche del campione, campioni eterogenei per diagnosi, per età di insorgenza, durata di malattia e di follow up, metodi difformi e non valicati per la valutazione degli aspetti psichiatrici, fisi e sociali. Lo studio qui presentato cerca di tenere conto di tali carenze e di offrire un'analisi completa del disturbo preso in esame.

  • Dossier: Depressione: un percorso evolutivo , Psichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza, Vol 70, n. 4, 2003, p. 629 – 682

    Il disturbo depressivo riveste una particolare rilevanza per l'adolescente. E' un disturbo relativamente frequente, di natura spesso ricorrente, che causa disfunzione e può manifestarsi con sintomi diversi e accompagnarsi ad altre manifestazioni psicopatologiche, quali i disturbi d'ansia, di comportamento o l'abuso di sostanze. E' rischio primario per il suicidio, che ora è la terza causa di mortalità nell'adolescente negli USA. La sua identificazione richiede integrazione di conoscenze dello sviluppo normale dell'adolescente e in psicopatologia dell'età evolutiva. Gli attuali criteri diagnostici sono descrittivi e non consentono una tipizzazione eziologia o fenomenologica che possa servire di guida al trattamento. Senza trattamento l'episodio depressivo ha in genere un decorso prolungato di diversi mesi, seguito poi da remissione spontanea, ma con tendenza alla ricaduta nel tempo. Sia specifici trattamenti psicoterapeutici sia farmacologici sono stati dimostrati efficaci nella depressione dell'adolescente.

    B. Vitello, La depressione nell'adolescente: una sfida diagnostica e terapeutica, p. 629

    C. Sogos, B. Mazzoncini, C. Paolesse et al., Profili clinici del Disturbo Depressivo in età evolutiva, p. 637

    M. Gandione, A. Peloso, R. Rigardetto, Adolescenza, preadolescenza e tentativi di suicidio, p. 651

    F. Mancini, R. Capo, Anxiety Sensitività in età evolutiva. Rilevanza nella genesi e nel mantenimento di alcuni disturbi mentali, p. 661

    M. Romani, Riflessioni teorico-cliniche sull'ADHD come crocevia evolutivo tra Disturbi del comportamento, Disturbi Affettivi e Nuclei Neuropsicologici, p. 673

    M. Ferrara, M. Tafuro, T. Caratelli, Sottotipi clinici e funzionamento premorboso nella maniacalità in adolescenza, p. 683

    G. Rigon, S. Costa, D.G. Poggioli et al., Famiglia e trattamento in psichiatria dell'età evolutiva, p. 695
  • Per la Giornata mondiale di lotta alla droga, la Lila è scesa in campo , Rassegna di Servizio Sociale, 2003, n. 3, p. 162

    Per il 25 giugno è stata annunciata la giornata di “guerra alla droga”, la LILA, Lega Italiana per la Lotta contro l'AIDS, chiede che si abbandonino le politiche punitive dell'attuale governo e che si apra gli occhi sulla realtà italiana e mondiale. La LILA chiede una politica sociale capace di abbandonare la privatizzazione del servizio sanitario e un potenziamento dei servizi territoriali pubblici e delle associazioni di settore che da anni combattono concretamente ed efficacemente la droga con le stesse modalità riconosciute dalla comunità internazionale. Il presente contributo illustra richieste e proposte della LILA in vista della giornata mondiale contro la droga.