n. 4/2004

  • L'insicurezza stradale. Quando una politica pubblica diventa possibile e necessaria “Autonomie locali e servizi sociali”, 2004, n. 1, p. 99

    L'insicurezza stradale in Italia può considerarsi a tutti gli effetti una vera e propria emergenza nazionale, ogni anno migliaia di persone perdono la vita e centinaia di migliaia rimangono ferite, spesso in modo grave e con conseguenze irreversibili; i costi sociali ed economici connessi agli incidenti stradali vengono stimati in oltre 34 miliardi di euro. Se per molti anni questo fenomeno è stato considerato, spesso con atteggiamenti fatalistici, un inevitabile corollario di un sistema di mobilità auto-dipendente, oggi la percezione del problema sta evolvendo e la sicurezza stradale rappresenta una delle principali preoccupazioni dei cittadini europei.
    Un'indagine condotta l'anno scorso dal Censis e dalla società assicuratrice Zurich Italia ha messo in evidenza come la preoccupazione maggiore dei genitori rispetto alla salute dei propri figli sia il timore di incidenti stradali, prima ancora dell'uso di droghe. Il contributo si propone di inquadrare il problema della sicurezza stradale in Italia attraverso l'analisi dei dati sull'incidentalità, posti anche in relazione con le tendenze in atto negli Paesi dell'Unione Europea.

  • D. FUNARO, P. ILICETO Discendenti di sopravvissuti della Shoà: disposizioni e relazioni emotive “Psichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza”, 2004, Vol. 71, n. 1, p. 41

    La letteratura che si è occupata delle famiglie di ebrei sopravvissuti alla Shoà descrive una continuità nella trasmissione, dai sopravvissuti alle generazioni successive, degli aspetti traumatici dovuti all'internamento nei campi di concentramento; si suppone che in seguito alla prigionia, i sopravvissuti sviluppino pratiche distorte nelle relazioni interpersonali. Lo scopo di questa ricerca è di verificare , in un campione italiano, la presenza di alcune caratteristiche come ansia, depressione ed i modelli di rappresentazione di sé e degli altri, ma anche considerare la trasmissione intergenerazionale di queste dimensioni dai genitori ai figli. In effetti dallo studio emerge chiaramente che tali famiglie si basano su un concetto attivo di sé e della società, e sono caratterizzate da una spinta a fare, a creare, a realizzare tanto forte da diventare compulsava, e proprio questa vita così attiva si potrebbe interpretare come un tentativo di tenere lontana la depressione, vista come un'estrema debolezza.
    Inoltre nei figli dei sopravvissuti sono stati riscontrati elevati livelli di ansia provocata da situazioni normali; se i sopravvissuti sono stati strappati improvvisamente alla normalità , anche da questa ci si deve difendere, e si può pensare che le diverse espressioni di ansia per la quotidianità siano appunto legate al fatto che “tutto può sempre accadere di nuovo”, e che pertanto occorre stare all'erta e sempre pronti a difendersi. Per questo la famiglia viene vissuta proprio come gruppo solidale per difendersi dagli altri, descritti come rifiutanti, insicuri, ostili e indisponibili, e da questo deriva la particolare relazione di attaccamento e forte coesione all'interno di queste famiglie.

  • Indagine Censis-Assr. Anziani alla conquista della salute “ASI Agenzia Sanitaria Italiana”, 2004, n. 39, p. 23

    Nella seconda metà del 2003 il Censis ha condotto un'indagine per l'Agenzia per i Servizi Sanitari Regionali su un campione nazionale rappresentativo composto da 1.550 anziani over 65 (59,3% donne e 40,7% uomini).
    La ricerca si è focalizzata su due macro aree:
    l'analisi delle condizioni di salute degli anziani, dei loro stili di vita, dei comportamenti che adottano per la salvaguardia della loro salute e della rilevanza e dell'efficacia del supporto familiare;
    il monitoraggio circa la concreta interazione tra gli anziani ed i servizi sanitari, la valutazione su questi ultimi e sulla loro effettiva capacità di rispondere concretamente ai bisogni del mondo anziani.

  • Dossier. Curarsi è naturale , a cura di Margherita Bersisa

    Dal 28 al 30 maggio 2004 si è tenuto a Verbania il Congresso Mondiale di Medicine Tradizionali Integrate, promosso dall'Assessorato all'Istruzione e Cultura del Comune di Verbania in collaborazione con il Lama Gangchen World Peace Foundation. L'obiettivo è stato puntato su un sistema sanitario integrato a livello fisico, mentale e spirituale che possa conciliare l'individuo con l'ambiente.
    Per molto tempo si è definita la medicina non allopatica con vari termini: non convenzionale, alternativa, naturale, integrativa, olistica, ecc. Ma ora, anche da parte dell'OMS, si rivaluta una strategia globale per la salute che implica l'impiego di tutti i metodi di guarigione disponibili, sia ortodossi che tradizionali. Non solo infatti una larga percentuale della popolazione dei paesi in via di sviluppo dipende dalla medicina tradizionale, ma anche nei paesi più sviluppati l'uso di questa medicina continua a crescere anche all'interno di ospedali e strutture pubbliche.
    Relativamente alla danzaterapia (p. 20) viene fornito un elenco di siti da visitare che riportiamo qui di seguito:
    www.danzamovimentoterapia.it
    www.associazionesarabanda.it
    www.nariafux.it
    www.adta.org
    www.admt.org.uk/
    www.dancetherapy.com
    www.theatrebooks.com/dance/dance_therapy.html
    Sommario :
    Magistrini Silvia, La cura tra salute e salvezza , p. 7
    Sfeir Younis Alfredo, Medicina alternativa, perché? , p. 8
    Sobrevila Claudia, In cura dallo sciamano , p. 10
    Yang Lana, Dalla medicina erboristica all'etica farmaceutica , p. 13
    Alivia Mauro, La medicina antropofisica , p. 14
    Croce Mauro, Medici d'Oriente , p. 18
    Carena Tiziana, Per guarire accendi lo stereo, p. 19
    Pinotti Silvia , Danza, piacere terapeutico , p. 20
    Caltabianco Irene, Frandy, un nuovo sito contro le barriere architettoniche , p. 21

  • TOSI Simone Il reinserimento sociale dei senza dimora “Prospettive Sociali e Sanitarie”, 2004, n. 10, p. 1

    Nella ricerca empirica sugli homeless prevalgono gli studi sui processi che portano all'emarginazione e alla vita sulla strada, più rari quelli che cercano di interpretare e valutare i processi di reinserimento nella comunità. Il lavoro presentato è stato svolto nell'ambito di una ricerca comparativa sul reinserimento di persone homeless in sistemazioni abitative normali sul territorio milanese. La ricerca ha riguardato undici casi individuali di reinserimento seguiti da associazioni di volontariato che condividevano l'idea di un'azione multi-dimensionale e al ricorso in diversi casi di “progetti personalizzati di reinserimento”. Con questa espressione si intendono progetti concordati che combinano sostegno per l'accesso ai servizi e alle risorse materiali e accompagnamento personale inteso a ricostruire le motivazioni e le capabilities richieste per condurre una vita autonoma.

  • Comunicare in rete il disagio psichico “ Il Delfino“, 2004, n. 4, p. 14

    Le nuove frontiere della comunicazione elettronica stanno modificando radicalmente il modo in cui le persone entrano in contatto, interagiscono e si scambiano informazioni. Il Computer è in effetti un facilitatore di contatti umani: basti pensare a tutti gli incontri on line che si trasformano in realtà tangibile.
    Insieme a tutto questo è nato di fatto un nuovo modo di fare terapia: la psicoterapia on line. Attraverso questo tipo di modalità si può usufruire di un intervento terapeutico restando a casa, senza obbligo di spostamenti e orari. Il paziente tende a mantenere l'anonimato e, perciò, a fornire più facilmente informazioni personali ed intime. Circa le perplessità che tale fenomeno ovviamente suscita si è aperto un dibattito ampio ed articolato che vale la pena di seguire per cogliere benefici e ostacoli della pratica terapeutica on line e che ha già dato vita a diversi saggi e contributi.
  • Speciale: XVII Giornata internazionale contro la droga “Il Delfino“, 2004, n. 4, p. 23

    I Delfino ha dedicato uno speciale allo stato attuale del fenomeno droga. Nel primo articolo viene riportata l'intervista al Direttore esecutivo dell'Agenzia delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (UNODC): una ricognizione ad ampio raggio su scenari quali il contrasto alla produzione, alla distribuzione e al consumo delle droghe, nonché i progetti d'intervento e le speranze per il futuro.
    Nel secondo contributo viene descritto il cambiamento della mappa internazionale del traffico e del consumo, e le nuove vie di diffusione dell'Aids.
    Nell'ultimo articolo si tratta dell'assegnazione del Premio della Solidarietà 2004, assegnato a don Mario Picchi dalla Federazione Italiana delle Comunità terapeutiche. Seguono esperienze e considerazioni di personaggi di diversa estrazione culturale e sociale circa il tema delle tossicodipendenze.

    Sommario :
    Antonio Maria Costa:”Occorre una risposta comune” , Enzo Caffarelli, p. 23
    E ora che siamo globalizzati…, Ezio Caffarelli, p. 26
    Il Premio della Solidarietà 2004 a don Mario Picchi , Ezio Caffarelli, p. 28
    Quel ragazzo con un problema in più , Egidio Smacchia, p. 30
    Ho trovato la strada , Bianca Costa, p. 32
    Caro Mario…, Giacomo Stinghi, p. 32
    Un incontro che mi ha cambiato la vita , Giorgio Bosini, p. 35
    Di fronte all'uomo ferito , Anna Durante, p. 36
    Quei buoni consigli , Giuseppe Dossetti, p.37
    Solidarietà e solidità , Pierino Gelmini, p. 38
    Vivere per imparare , Juan Francisco Orsi, p. 39
    La fede dell'uomo buono , Anselmo Arlindo Alves de Sousa, p. 40
    Terapia della Tossicodipendenza o aiuto alla persona?, Bogdan Polajner, p. 41
    La persona al centro, il resto è secon dario, David Turner, p. 42
    Per vincere insieme le grandi sfide , Moira Paz Estenssoro, p. 43
    Storia di un'amicizia , Giuseppe di Gebbaro, p. 44

n. 3/2004

  • DONARELLI M. Adelaide Interazioni tra alcool e farmaci “Adverse drug reaction bulletin”, 2004, n. 159, p. 635

    La diffusione del consumo di alcool, insieme alle numerose e riconosciute interazioni tra alcool e farmaci, sottolinea l'importanza clinica della conoscenza delle possibili interazioni, in particolare quando si parla di farmaci di più recente introduzione nell'armamentario terapeutico del clinico.

    Le molteplici variabili che influenzano la comparsa di tali interazioni (metabolizzazione epatica del farmaco durante il metabolismo di “primo passaggio”, polimorfismo genetico degli enzimi coinvolti, reale distribuzione del farmaco, quantità del farmaco legato alle proteine plasmatiche), rendono purtroppo difficile una previsione a priori del rischio di comparsa delle interazioni stesse.
    Mentre le interazioni farmacodinamiche sono importanti in corso di assunzione acuta di alcool (basti pensare all'uso di alcool e benzodiazepine), quelle farmacocinetiche acquistano un significato clinico rilevante, in particolare, in corso di assunzione cronica di alcool, che rende il paziente più suscettibile all'azione di sostanze tossiche e cancerogene.
    Il clinico, prendendo atto della reale dimensione del problema, nel momento della prescrizione di farmaci (anche se di uso comune e soprattutto se di recente introduzione nel mercato), deve considerare con attenzione le attitudini del proprio paziente al consumo di alcolici. [ Tratto dalle conclusioni, pag. 640 ]

  • LO RE Emanuela Incidenti stradali: una questione psicologica “Prospettive Sociali e Sanitarie”, XXXIV, 2004, n. 12, p. 14

    Negli ultimi anni, in Italia e in generale, nei paesi a economia avanzata è notevolmente cresciuta l'attenzione verso l'incidentalità stradale da parte degli organi di governo e degli studiosi. Lo testimoniano la formalizzazione di provvedimenti per il contenimento del numero degli incidenti stradali e quindi del numero dei morti e dei feriti sulle strade, le recenti modifiche del Codice della strada,; gli interventi di prevenzione e di educazione stradale rivolti agli studenti di tutte le scuole di ogni ordine e grado; le campagne pubblicitarie per la diffusione di corretti comportamenti di guida.
    Sul piano generale è stata inoltre sviluppata un'iniziativa del governo italiano per l'elaborazione del Piano nazionale per la sicurezza stradale che, attraverso la realizzazione di un progetto molto articolato, mira ad una riduzione del 40% del numero dei morti e dei feriti sulle strade entro l'anno 2010.
    Nel presente articolo, gli autori, psicologi viari e della mobilità, confermano la rilevante influenza degli aspetti psicologici cognitivi ed emotivi sul comportamento di automobilisti e pedoni, e propongono interventi di prevenzione mirati a rendere le persone consapevoli del loro modo di percepire il rischio e di prendere decisioni, a facilitare il processo di interiorizzazione delle regole del Codice, a favorire lo sviluppo di adeguate capacità di autoprotezione, alla messa in atto di comportamenti sicuri sulla strada, allo sviluppo, quindi, dell'autonomia delle persone, intesa come capacità di darsi da soli un giusto limite.

n. 2/2004

  • Le reti di sostegno, Monografia a cura di Mariella Orsi
    “Salute e Territorio”, XXIV, 2003, n. 141, p. 285-319

    Chi si occupa di processi di cura a persone affette da patologie croniche sempre più spesso si deve confrontare con un maggior livello di conoscenza anche scientifica e di consapevolezza dei diritti degli stessi utenti dei servizi socio-sanitari.
    Non sempre questo confronto è indolore, anzi, spesso le parti, operatore sanitario e malato, ne escono con atteggiamenti di rigidità nella difesa delle proprie posizioni, invece che con una disponibilità all'ascolto del punto di vista altrui.
    Si è pensato di dare spazio ad alcune esperienze: da quelle ormai consolidate che riguardano le donne affette da tumore al seno o gli alcolisti, a quelle più recenti riguardanti persone affette da malattie rare o gruppi per l'elaborazione del lutto, al fine di favorire una diffusione delle informazioni sulle tante associazioni di auto-mutuo-aiuto che sono ormai presenti nel nostro paese.
    [Tratto dalla premessa di Mariella Orsi, Responsabile CESDA, ASL 10 Firenze]

    Sommario:
    M. ORSI, Una nuova alleanza terapeutica . 286
    M. TOGNETTI BORDOGNA, Self help e servizi pubblici . 287
    D. TRINGALI, La sofferenza, una malattia da curare, p. 293
    L. MURRU, Tumore al seno, p. 295
    A CALLUSO, Sieropositività, p. 298
    M.T. NINNI, Tossicodipendenze, p. 302
    M. TALLINI, V. PATUSSI, O. BAZZANI, Alcolismo, p. 304
    V.M. SPOLVERI, Disturbi psichiatrici, p. 306
    R. SPEZIALE, S. CURIALE, Disabilità intellettiva e relazionale, p. 308
    C. HANAU, Non autosufficienza e problemi degli anziani soli, p. 310
    AUSER, Vincere la solitudine, p. 310
    “La banca dell'esperienza”, Il ricordo come risorsa, p. 311
    S. BRUNI, Insufficienza renale , p. 312
    S. BENASSAI, Malattie reumatiche , p. 314
    O. SCARAMUZZI, L'elaborazione del lutto, p. 315

n. 1/2004

  • KENNEDY Michael, Reazioni indesiderate da farmaci negli atleti, “Adverse Drug Reaction Bulletin”, 2003, n. 154, p. 615

    La ricerca di un incremento della performance attraverso l'utilizzo di sostanze farmacologiche ha portato negli Stati Uniti all'esistenza di oltre un milione di consumatori passati o attuali di steroidi anabolizzanti. L'uso inizia nell'adolescenza e sovente comporta l'impiego di molteplici agenti. L'effetto negativo più noto dell'uso di “farmaci nello sport” è rappresentato dalla perdita della sponsorizzazione e dallo scandalo che colpisce l'atleta d'élite, che viene accusato di essere un truffatore. Questo articolo descrive i tipi di reazioni indesiderate da farmaci che possono verificarsi in soggetti che fanno uso di farmaci per migliorare la performance. Ciò può verificarsi nel contesto di un evento sportivo, dell'allenamento formale o di un programma personale di fitness. Il farmaco responsabile della reazione indesiderata può essere stato regolarmente prescritto per una patologia della quale il paziente soffre, può essere stato acquistato dome formulazione da banco o infine può essere stato ottenuto illegalmente attraverso uno o più canali diversi. Il farmaco può essere stato assunto singolarmente o sotto forma di combinazione. Può essere contenuto casualmente in formulazioni erboristiche o complementari oppure in sostanze ottenute attraverso fonti illegali. Ne deriva che una completa anamnesi farmacologica è un fattore critico per l'identificazione delle sostanze illegali. Di conseguenza, è importante adottare un approccio non inquisitorio per evitare che l'atleta sia riluttante a dichiarare l'uso illecito di farmaci.
  • Valutazione partecipata di efficacia nei servizi alle persone, approfondimenti monografici, “Studi Zancan. Politiche e servizi alle persone”, IV, 2003, n. 5, p. 98

    La monografia di questo numero della rivista presenta alcuni interventi proposti durante l'incontro di studio organizzato dalla Fondazione Zancan sul tema “La valutazione partecipata dell'efficacia nei servizi alle persone”, tenuto a Malosco nel luglio 2003. I documenti conclusivi del seminario verranno pubblicati in un prossimo numero della rivista. Il primo articolo, di Stefano Chicco, si propone di esplicitare le motivazioni valoriali e deontologiche che hanno conferito crescente rilevanza alla valutazione all'interno del lavoro sociale. Si tratta di un'esigenza che deriva dalla maggiore complessità del lavoro sociale, dall'affermarsi di una nuova logica nelle politiche sociali, non ultimo dalla tendenza a esternalizzare i servizi. Spinte in questo senso sono venute anche sul piano normativo, dalla legge di riforma dei servizi sociali e dal piano nazionale in particolare, di cui si notano tracce evidenti anche nella legislazione regionale. Ma si tratta di un'esigenza che è presente nel codice deontologico della professione di assistente sociale e si manifesta al di là delle diversità di approccio che la attraversano. Pur tenuto conto delle difficoltà, è implicito nella natura stessa del lavoro sociale la necessità di far partecipare gli utenti al processo valutativo. Alessandra Moro prende in esame l'esperienza che si sta conducendo all'interno di un servizio per le adozioni. Illustrati i principi e il quadro legislativo che informano oggi l'adozione, viene descritta l'organizzazione dei servizi nella regione Veneto ed esaminato il percorso proposto alle coppie nell'azienda Usl di Padova. Le prime verifiche danno risultati interessanti e dimostrano come le innovazioni introdotte abbiano condotto al prevalere di logiche di accompagnamento e orientamento rispetto a quelle maggiormente selettive adottate in passato. L'autrice presenta inoltre i metodi utilizzati per valutare gli esiti degli interventi, ponendo alcuni interessanti quesiti in materia di valutazione partecipata. Gianna Del Cucina e Patrizia Panicucci analizzano infine le esperienze di valutazione partecipata realizzate all'interno dei piani di assistenza individualizzata predisposti nelle residenze sanitarie assistite della Fondazione Casa Cardinale Maffi. Le fasi di elaborazione dei progetti personalizzati vengono analiticamente riprese al fine di individuare i momenti nei quali meglio si evidenzia l'apporto degli ospiti. Questo si manifesta in modo particolare nel corso della fase di stesura dei progetti e nel momento della valutazione finale. [Tratto dalla presentazione, pag. 98]

    Sommario:

    CHICCO Stefano, La valutazione del lavoro sociale: motivazioni valoriali e deontologiche, p. 100;

    MORO Alessandra, Verifica e valutazione partecipata in un nuovo servizio per le adozioni, p. 116;

    DEL CUCINA Gianna, PANICUCCI Patrizia, Il piano di assistenza individuale come modello di valutazione partecipata di efficacia, p. 139
  • La formazione continua in Sanità, monografia a cura di Antonio Alfano e Alberto Zanobini, “Salute e Territorio”, XXIV, 2003, n. 138, p. 157

    Nella fase di profonda e rapida trasformazione economica e sociale che stiamo attraversando, molti esperti non esitano ad indicare la formazione come uno degli strumenti più interessanti per governare il cambiamento. L'efficacia dell'azione formativa non si ritrova solo nello sviluppo delle abilità tecnico-professionali, ma anche nel processo di accrescimento delle capacità comunicative e relazionali e della consapevolezza di un aggiornamento continuo in coerenza con i mutamenti della conoscenza e dei sistemi informativi ed organizzativi. Metodologicamente i percorsi formativi prevedono un'analisi accurata dei bisogni in relazione all'ambito di intervento ed al target di riferimento che permetta di progettare moduli tematici adeguati e utilizzo di efficaci metodi didattici regolarmente monitorati attraverso le verifiche dei risultati. Questi concetti di carattere generale assumono particolare rilievo nell'ambito della sanità pubblica, considerate le sue specificità culturali e le caratteristiche organizzative. Un efficace percorso formativo nel sistema sanitario, basato sull'analisi dei fabbisogni, si dimostra più complesso rispetto ad altri settori o discipline dovendo tener conto di specifiche dimensioni. La presente monografia tende a dare un quadro completo dei diversi momenti strategici ed operativi a livello nazionale, delle diverse realtà regionali ed aziendali. I diversi percorsi operativi sono strettamente connessi con gli input strategici di carattere internazionale, in particolare dell'OMS e della Comunità europea, alla base dei cambiamenti delle politiche sanitarie di molti paesi, compreso il nostro.

    Sommario:
    ALFANO Antonio, Indirizzi internazionale, p. 158;
    ZANOBINI Alberto, Il nuovo scenario costituzionale tra Stato e Regioni, p. 161;
    - Esperienze regionali. I sistemi ed i programmi di ECM realizzati o in corso di sperimentazione in Toscana, Emilia Romagna e nella Provincia autonoma di Trento:
    PANTI Antonio, Toscana, p. 164;
    BIOCCA Marco, Emilia Romagna, p. 171;
    BELLOTTI Franca, PONTALTI Luciano, Provincia autonoma di Trento, p. 177;
    - Esperienze aziendali. L'esperienza di percorso formativo realizzato a Bologna ed il manuale sulle linee di indirizzo adottato dal personale di un ospedale di Firenze:
    MARIANI CERATI Daniela, Azienda ospedaliera S. Orsola-Malpighi Bologna , p. 184;
    ONNIS Antonio, Azienda ospedaliera Careggi-Firenze, p. 189